
Il ricordo di Neobibi era ben impresso in lui, poiché in realtà non l’aveva incontrata in un solo momento, ma molti di più nella sua vita passata. Aveva solo cinque anni quando la vide per la prima volta: una graziosa bambina dai capelli biondi e lucenti, che teneva una piccola bambola di pezza tra le braccia, la quale aveva un vestitino verde, ricamato con motivi floreali e dei capelli rossi, legati in una coda.Cariel rimase un po’ ad osservarla, visto che non l’aveva mai notata prima nel castello, ma poi si fece avanti, chiedendole il suo nome. La bambina gli si voltò, sorridente, e disse che si chiamava Neobibi, ma che non avrebbe dovuto dire a nessuno della sua presenza.
-Giochiamo?- Fece subito dopo, prendendolo per mano e cominciando a correre. Così diventarono amici. Ma era un’amicizia strana: lei non parlava mai della sua famiglia o come facesse ad entrare a castello e a Cariel non interessava; gli bastava sapere che lei era lì, pronta ad aspettarlo in giardino per giocare ogni giorno. Ma gli anni passavano, e mentre Cariel cresceva e cambiava, quella dolce e allegra bambina rimaneva tale quale, con la sua bambola di pezza tra le candide braccia. Arrivò dunque il giorno in cui il principe conobbe una piccola ninfa dai capelli ramati e dallo sguardo deciso durante una delle spedizioni del padre; quel pomeriggio Cariel non trovò più Neobibi ad aspettarlo in giardino…era sparita. Il principe la cercò dappertutto, fin quando non capì che non sarebbe più tornata. Passarono anni prima che Neobibi si facesse vedere nuovamente ad Artor.
Cariel la incontrò nello stesso punto di tanto tempo prima, perfettamente uguale, mentre passeggiava per il giardino.
-Neobibi!- Chiamò il ragazzo, volgendo il suo sguardo verso la bimba; questa si voltò, ma fece per andarsene-Resta!- Esclamò a quel punto il giovane, turbato per quell’incontro e sconvolto dal fatto che lei fosse rimasta così piccola.
-No…- Rispose dolcemente la bambina.
-No?- Ripetè Cariel incredulo-Perché?- Chiese avvicinandosi.
-Perché devo andare mio giovane principe. Non vedi che non cresco, non cambio, non fiorisco in una bella fanciulla? Non t’importa cosa sono?-
-Si…ma…- A Cariel non interessava. Lei era la sua amica…un’amica un po’ diversa, ma sempre sua amica.
-Devo andare.-
-No, aspetta…-
-Tu non hai più bisogno di me.- Si voltò verso di lui, avvicinandosi a piccoli passi.- Ora hai Myarah.- Continuò dolcemente.- Il mio compito è finito.-Gli prese una mano e parlò, guardandolo- Cariel…io sono una dea…non posso rimanere con te…-
-Una dea?- Rimase un attimo immobile. Aveva sentito tanto parlare di divinità, ma non avrebbe mai pensato che queste potessero apparire così…umane.- E’ impossibile! Tu…- Ma non sapeva come continuare. Era confuso e disorientato: quella bambina dagli occhini celesti una dea? La stessa che aveva giocato con lui tanti pomeriggi e che gli aveva narrato bellissime storie di mondi sconosciuti?
-Si Cariel. –Neobibi abbassò lo sguardo e lasciò la sua mano. In un secondo momento però lo riguardò e aggiunse- Grazie di aver giocato con me. –Sorrise.- Sei stato davvero un grande amico.-
-Non verrai mai più qui ad Artor?- Gli chiese semplicemente dopo una lunga pausa.
-Tornerò un giorno. Nel frattempo non dire a nessuno di avermi visto…non sarebbe conveniente.- Neobibi sorrise nuovamente, prima di dissolversi nell’aria sventolando la sua manina in segno di saluto.
Qual era stato il compito di Neobibi? Perché era rimasta con lui fino all’arrivo di Myarah? Queste domande cominciarono a ronzare in testa al giovane principe dall’attimo dopo in cui la dea scomparve e gli rimasero in mente fino a quando non la rivide dopo molti anni, da imperatore.
-Cariel! Allora? Che c’entra Neobibi?- Intervenne Amia, che con la sua voce acuta lo riportò alla realtà.-
-Oh, certo.- Riprese il racconto. Quel momento era sicuramente uno dei più intensi nella mente dell’imperatore: l’ultimo incontro con la dea della giovinezza.
Ricordava perfettamente tutto, dalle parole alle immagini…a quel che provò. La memoria gli faceva ancora male, come un ferro rovente sulla pelle, ma si sforzò di ricordare, di riprendere quel frammento e riportarlo alla luce….
Era la notte prima della grande battaglia decisiva, la fine della guerra con Advial. L’indomani, all’alba i due eserciti si sarebbero scontrati definitivamente in campo aperto, nella grande valle ai piedi di Artor, e uno solo avrebbe vinto.
Cariel non riusciva a dormire e continuava a rigirarsi tormentato da mille pensieri. Pensò al suo popolo, alla gente numerosa che aveva chiesto ospitalità e rifugio a palazzo, a Myarah e alla sua famiglia. Il cuore gli batteva a ritmo velocissimo, come un tamburo in una marcia di guerra e la sua mente non riusciva a trovare pace in quella notte da incubo.
Alla fine si arrese e si sedette sul letto, guardando la stanza buia, illuminata solo in parte dalla luce delle stelle. Sapeva che non avrebbe dormito, perciò si alzò e lentamente andò alla finestra, dalla quale entrava una lieve brezza notturna. Tutto era immobile.Tutto era silenzio, in attesa del frastuono delle spade e delle urla degli uomini.
-Cariel.- Una vocina si fece largo nel silenzio angoscioso di quel momento. L’imperatore spalancò gli occhi, spaventato da quel suono improvviso, ma tanto familiare. Si voltò lentamente, per assicurarsi di non sognare e la vide, seduta sul suo letto con in mano sempre la stessa bambola di pezza.- Da quanto tempo.- Aggiunse, guardando teneramente il ragazzo.
-Neobibi…- Disse in un sussurro, avvicinandosi alla dea.-Che ci fai qui dopo tutto questo tempo…-
Erano almeno dieci anni che non la vedeva e non poteva credere che lei fosse riapparsa proprio in quel momento di tanta angoscia.
Si sedette al suo fianco ed aspettò una risposta. Neobibi lo studiò un attimo e intravide tutto quello che stava provando in quei terribili attimi.
-Cariel, stai bene?-Non rispose alla domanda.
-Io…-Non poteva dire di stare bene. Lei percepiva cosa lui sentisse in quel momento; in fondo era una dea. –Io sto bene.- Decise comunque di negare l’evidenza.
-Tu menti.- La bambina aggrottò leggermente la fronte, per poi riprendere la sua dolce espressione di sempre. Cariel udì le sue parole e la guardò severamente, arrabbiato per il fatto che non potesse tenere per sé i suoi timori.
-In realtà ho paura.- Mormorò abbassando lo sguardo;a Neobibi non poteva mentire. - Se fallirò domani, sarà tutto perduto. La gente che è venuta fin qui a chiedere protezione morirà se io non la proteggerò…Advial non avrà pietà per loro…e Myarah…-Non osò continuare. Il solo pensiero di Myarah ferita o morta lo faceva stare male. Era una probabilità che non riusciva neanche ad immaginare tanto gli procurava dolore.
-Cariel…- Neobibi non poteva vederlo così. Quel bambino che in passato era stato il suo più grande compagno di giochi, ora era un imperatore che temeva per la vita di tutti, quando in realtà doveva temere per se stesso. –Cariel perché ti tormenti per loro?-
L’imperatore la guardò come se la vedesse per la prima volta: era stupito che Neobibi gli avesse fatto una domanda del genere. –Perché? Perché loro hanno scelto me! Io non posso deluderli…io…io devo proteggerli!- Esclamò, mentre il cuore accelerava la sua corsa.- Oh Neobibi…loro non possono morire…devo salvarli…non possono…-Non riuscì a continuare. L’ansia di non farcela e di fallire incombevano su lui come un macigno. –Loro si fidano di me!-
-Anch’io mi fido di te.- Disse d’un tratto la dea, spiazzandolo.- Non posso vederti così…ora calmati…ti prego. – Neobibi lo fissò con sguardo triste, poi continuò a parlare.- Mi addolora tantissimo quello che sto per dirti. Ricordi quando ti dissi che sarei tornata per dirti una cosa?-
-Si.-
La dea osservò un attimo il cielo e poi la bambola, per tornare in fine su Cariel.-Cariel…riguarda il tuo esercito.-
-Il mio…esercito…?-L’imperatore non se l’aspettava.
L’esercito reale era composto da tre sezioni distinte, che potevano operare in autonomia e, allo stesso tempo, creare un corpo compatto. Ogni sezione era guidata da un comandante: Cariel controllava il corpo centrale, Myarah quello di destra e un altro dei loro guerrieri migliori, quello di sinistra.
La formazione in questo modo era sia robusta che elastica, in quanto le varie parti si disponevano in campo a seconda delle esigenze, difensive o offensive. Gli arceri erano in prima linea, sostenuti dalla fanteria, ed entrambi avevano il compito di dare l’attacco iniziale al nemico. I cavalieri avevano lunghe lance, poiché prima regola di un cavaliere era non uccidere a distanza un altro membro dello stesso ordine; questo infatti era considerato disonorevole, come anche uccidere un uomo armato di sola spada, con la magia.
La tattica sarebbe stata semplice, ma efficace: Cariel, con il corpo centrale, avrebbe rotto le fila nemiche, mentre i due laterali avrebbero attaccato i fianchi.
-Cosa non va nel mio esercito?- La domanda gli parve naturale, visto che aveva impiegato anni e fatica per creare quello che ormai era l’esercito più forte della terra.
-Non è esattamente il tuo esercito, ma un piccolo particolare…Myarah…la devi spostare dal corpo di destra.-
-Cosa!?- Esclamò Cariel ritraendosi un poco.- E perché mai dovrei farlo?-
-Ascoltami e fidati. Myarah non sarà nell’ala laterale, ma al tuo fianco…al centro.-
-Perché?- L’imperatore non riusciva a capire. Quello era il posto di Myarah…lo era sempre stato. Neobibi fece una pausa molto lunga nel rispondere, cercando di scegliere le parole migliori.
-Cosa succederebbe se, per caso, il corpo centrale non avesse più il suo comandante?-
-Bhè, quasi sicuramente si sfalderebbe e di conseguenza anche i corpi later….- Cariel fu percorso da un brivido lungo la schiena che lo fece ammutolire.-Se non ci fosse più…- Ripetè in un sussurro e capì all’istante. Era lui che non ci sarebbe stato. Neobibi lo guardò, colma di tristezza per il suo amico.-Mi spiace tanto.- Riuscì a dire con un filo di voce.- Non avrei voluto, ma è necessario che tu sposti Myarah.- Il cuore, che fino a quel momento aveva corso all’impazzata, sembrò frenare di colpo. Era tutto finito. Ora sapeva. D’incanto tutta quell’ansia, quella paura, quell’angoscia svanirono, portate via dal venticello che si affacciava sul davanzale della finestra. Non capiva il perché, ma una strana e piacevole tranquillità lo pervasero e lo tranquillizzarono: conosceva finalmente il suo destino; il futuro non era più cosa ignota.
-Doveva andare così, giusto?- Disse l’imperatore, guardando dolcemente Neobibi con i suoi bellissimi occhi azzurri e quello sguardo tanto gentile. La piccola dea, riuscendo a vedere tutto quello che stava vivendo Cariel e come il suo animo era già in pace, versò una lacrima, una lacrima di profondo dolore.
-Non piangere piccola dea. Questo è il mio destino.- Le sorrise e poi l’abbracciò, come un fratello maggiore che consola la sua piccola sorellina. –Promettimi solo una cosa.- Disse piano.
-Si.- Rispose la dea fra le lacrime.
-Proteggi Myarah, abbi cura di lei. Fallo per la nostra amicizia…lei è la cosa a cui tengo di più al mondo…fa che non soffra.- Neobibi a quel punto sorrise e si staccò leggermente dall’imperatore.
-Vedi questa bambola? Non ti ricorda qualcuno?- Quei capelli rossi, quel faccino sorridente…Myarah.-Io la sto già proteggendo, perché conosco da tempo il tuo animo e sto facendo quello che tu mi hai chiesto ora, da quando ho questa bambola fra le braccia.- Cariel sorrise, finalmente sereno.
-Bene. Se lei continuerà a vivere, io sono pronto a morire.- Una nuova sicurezza emerse dal suo tono, poiché ora sapeva che Myarah avrebbe continuato la sua vita, anche se senza di lui, e il suo esercito avrebbe vinto, perché ci sarebbe stata lei a guidarlo.
Neobibi lo osservò per un’ultima volta- Arrivederci imperatore. Fa buon viaggio.- Detto questo, sparì. Cariel non comprese quel “buon viaggio” come un arrivederci, ma come un augurio per una fine serena. Si dimenticò inoltre di chiederle quale fosse stato il compito che aveva terminato con l’arrivo di Myarah, ma in quel momento non ci pensò. Era davvero la fine: non avrebbe mai avuto una famiglia e non sarebbe mai invecchiato; la vita dopo quella battaglia sarebbe continuata per tutta Mylonsahr, ma non per lui. A quel pensiero si rattristò leggermente: infondo era ancora molto giovane e avrebbe voluto fare e vedere molte altre cose di quella magnifica terra, ma questo non era il progetto che avevano gli dei. L’imperatore non poteva immaginarlo, ma un giorno sarebbe tornato nella sua Mylonsahr molti secoli dopo.




Ora era ad Artor. Lui era cresciuto, aveva circa sedici anni. Le stelle illuminavano il castello, come tante piccole torce e non c’era un soffio di vento.




